Nocturnal Roads - Un viaggio immaginario tra musica e pensieri in libertà - Episodio 2


l finestrino abbassato, l'oscurità ovunque, i fari della macchina, qualche altra luce lontana e il silenzio oltre il motore, le uniche compagnie. A parte la radio, chiaramente.

 Ispirato anche dalla trasmissione Virgin Motel su Virgin Radio( ripensando soprattutto alla prima edizione, quella con la voce di Ottaviano Blitch), ho pensato di dare inizio a questi piccoli momenti in cui, accompagnato da una canzone, mi do un'idea base di partenza e poi lascio andare la parola. 

 Tutto quello che leggerete, se qualcuno lo farà, è pressochè improvvisato. Come detto, mi do un tema base, poi lascio andare la creatività sul momento.

 Spero gradirete. Almeno la canzone che vi propongo...









 Un motel. Mi sono fermato, guidavo da troppo. Una visione nello sconfinato deserto, anche nella sua fatiscenza. La hall, se vogliamo chiamarla così, ha una tappezzeria dozzinale e che sembra aver visto troppe albe e troppi tramonti. Troppe notti. E troppe vite.

  Sono seduto su una vecchia sedia, non è ancora arrivato il momento di dormire. Fermarsi non significa necessariamente spegnersi, non subito, almeno.

  Sorseggio uno scotch, il ghiaccio tintinna. Il posto non è pulito, non è bello, e le camere non sono meglio, ma l'atmosfera è piacevole. Il tizio che fa il turno di notte è seduto a fianco a me, si dondola sulla sedia con un misto di arroganza e sicurezza. Anche lui col suo bicchiere, è stata sua l'idea di farsi un goccio insieme, dopo che mi ha dato le chiavi della stanza e io ho sistemato il solo bagaglio che ho dietro in questo viaggio. Ai più deve sembrare scontroso e sbruffone, lì, dietro il bancone, col suo mezzo sorriso beffardo, ma è bastata un'occhiata per intenderci.

  Nonostante l'ora sia tarda, sono arrivati un paio di clienti. Senza dire niente si è alzato, ha parlottato un paio di secondi, consegnando loro una chiave, e poi è tornato accanto a me per continuare quel momento di compagnia, fatto di poche parole e tanti silenzi, ma non prima di aver gettato una lunga occhiata alla donna, presumibilmente la moglie del distinto figuro col quale ha brevemente trattato. Ha gusto, il nostro receptionist, la donna è bellissima, avvolta nel suo abito di classe. Il suo sguardo, però, tradisce profonde distanza e tristezza, e pare fuori luogo su una donna che sembra avere tutto ciò che si può desiderare.

  Fuori luogo come la coppia stessa: belli, eleganti, da grand hotel di città, non certo da uno squallido motel in mezzo al deserto, alle rocce e alla polvere. Che ci faranno, qui? Ma soprattutto, mi importa davvero?

  Ho finito il mio whiskey, ma ancora non mi alzo per raggiungere il letto. Il mio compagno di bevute mi guarda, e senza dire parole ci intendiamo al volo. un altro giro, sì, è quello che ci vuole. Non so perchè ci siamo compresì così in fretta. Forse entrambi abbiamo visto troppe anime perdute veleggiare davanti ai nostri occhi.

  Siamo qui, due osservatori della desolazione umana, a dondolarci su due vecchie sedie, sorseggiando ambra liquida, appoggiati a una brutta tappezzeria di un motel polveroso che ha visto troppe notti infinite come questa...

Buona notte, là fuori...

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