Nocturnal Roads - Un viaggio immaginario tra musica e pensieri in libertà - Episodio 6




Il finestrino abbassato, l'oscurità ovunque, i fari della macchina, qualche altra luce lontana e il silenzio oltre il motore, le uniche compagnie. A parte la radio, chiaramente.

 Ispirato anche dalla trasmissione Virgin Motel su Virgin Radio (ripensando soprattutto alla prima edizione, quella con la voce di Ottaviano Blitch), ho pensato di dare inizio a questi piccoli momenti in cui, accompagnato da una canzone, mi do un'idea base di partenza e poi lascio andare la parola. 

 Tutto quello che leggerete, se qualcuno lo farà, è pressochè improvvisato. Come detto, mi do un tema base, poi lascio andare la creatività sul momento.

 Spero gradirete. Almeno la canzone che vi propongo...







  Questi tornanti sembrano non finire più. La strada si inerpica, tortuosa, una gigantesca scala a chiocciola di asfalto, deformata come in un quadro sciolto.

Quando è iniziata l'ascesa? Sembrava solo un'immensa pianura, quella che stavo attraversando, e senza che nemmeno me ne accorgessi, le montagne han preso il posto degli spazi aperti e sconfinati. Nell'oscurita della notte, il bosco appare terribilmente opprimente, ma anche pieno di fascino e mistero. I fasci di luce , a ogni tornante, fendono gli alberi al bordo della strada, la corteccia rifrange la luce con fare spettrale, quasi a voler fare da barriera e proteggere da occhi indiscreti, le meraviglie o gli orrori nascosti all'interno.

Procedo con tranquillità, rapito dal suono del motore che viene attutito dalla coltre arborea e dalle pareti della montagna. Crea quasi una sinfonia vibrante, in sintonia con lo stormire delle fronde, i rumori degli animali notturni e la musica dell'autoradio, sommessa, ma in simbiosi con la vita invisibile che danza nel cuore del bosco a quest'ora tarda e profonda.

Poi è un istante, e gli alberi si aprono, il cupo cielo inonda lo spazio visivo, le stelle potenti e bellissime ammiccano d'un tratto, tutte in una volta, dal parabrezza, lasciandomi senza fiato, perso nel loro splendente vigore.

Ancora due otrnanti, e non resisto all'invito di quello spiazzo erboso. Esco dalla strada, e fermo l'auto vicino a un grosso abete solitario, silenzioso e paziente guardiano della magnifica visione che, in piedi vicino al bordo dello spiazzo, si è palesata dinnanzi a me.

Riempio la mia anima con l'immensità dell'universo, sembra di poterlo vedere tutto intero, da lì sopra, dal chiarore lattiginoso del basso orizzonte fino ai più remoti confini della via Lattea, brillante come non mai, sopra la mia testa. Spalanco le braccia, gonfio il petto per riempirmi i polmoni con quell'aria frizzante, pura e zeppa di profumi, carica di vita. Quando rilascio il respiro, una folata di vento gelato si solleva e riempie il mondo, quel mondo di cui mi sento padrone per qualche secondo, qui sopra. L'abete probabilmente ride bonariamente del mio attimo di superbia, nella sua lenta e paziente saggezza.

prima di rimettermi in macchina e tornare a viaggiare, getto un'occhiata alle rade luci di una cittadina, molto lontana e molto più in basso, timide vestigia di una civiltà chesottostà alla grandiosità delle luci che stanno splendndo tanto più in alto di tutti noi, questa notte. Tanto più in alto di qualsiasi nostro sogno di grandezza.

Buona notte, là fuori...

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